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È da ammirarsi il rosone rinascimentale, di forma circolare con transenne convergenti al centro, secondo i canoni dell'arte gotico-araba, presente in Puglia specialmente in età aragonese. Il portale è una sovrastruttura barocca della seconda metà del XVII. L'interno, in tre navate, è di una severa e solenne gravità impressionante. Le colonne, di granito levigato, sono 14, di cui due monolitiche. Tra i meravigliosi capitelli, due sono in ordine ionico con base attica. Il soffitto della navata centrale, a cassettoni in legno dorato, della fine del Seicento, mentre il paliotto dell'altare maggiore, in argento, è opera di oreficeria napoletana del '700. Tracce bizantine sono evidenti in alcuni affreschi parietali, sparsi qua e là all'interno del tempio e nella cripta. Di incomparabile valore è il mosaico pavimentale, eseguito tra il 1163 e il 1166 da un monaco dell'abbazia di S. Nicola di Casole (un cenobio basiliano, a circa 3 Km da Otranto, ormai ridotto in ruderi). Quest'opera d'arte, unica nel Mezzogiorno, resistette insieme alla cattedrale, alla valanga dell'invasione turca. È in tessere policrome, di calcare locale durissimo. L'ispirazione stilistica è romanica, con contaminazioni bizantine; quella tematica risale a fonti bibliche e, nelle figurazioni simboliche attinge a riecheggiamenti del ciclo mitologico alessandrino, carolingio e bretone. I tre alberi allegorici delle navate sono una fantastica della storia umana. Nella cappella racchiusa nell'abside della navata destra si conservano, in sette grandi armadi le reliquie dei Martiri di Otranto. Si tratta dei resti mortali di ottocento e più cittadini, sgozzati dai Turchi sul Colle di Minerva (alla periferia a sud-est della città), il 14 agosto 1480, per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. Per quell'evento glorioso Otranto è chiamata anche la Città-martire. Un altro ambiente di grande valore storico e artistico, sempre all'interno della cattedrale, è quello della cripta. È del secolo XI e si avvicina alla classica forma semianulare, con tre absidi sporgenti e cinque navate. I meravigliosi capitelli richiamano ascendenze diverse, dal dorico-romanico, al corinzio, allo ionico, e sono ascrivibili all'opera di lapidici attivi in Otranto nel IX secolo. La chiesa bizantina di San Pietro è nel cuore della città vecchia. È uno dei pochi monumenti del genere tuttora esistenti in Italia. Fu officiata dal clero greco, che pacificamente convisse per molti secoli con quello latino di Otranto. L'ingresso doveva essere originariamente preceduto da un protiro: lo indicano le due colonnine doriche, che richiamano quelle, di molto posteriori dell'altra chiesa bizantina di S.Stefano a Soleto (a 25 Km da Otranto, nell'interno della penisola Salentina). Il corpo della basilica, a croce greca, è diviso in tre piccole navate, sostenute da otto colonne: quattro, al centro, reggono una cupola senza tamburo e con finestre aperte nella parte inferiore, arieggiante al mausoleo ravennate di Teodorico; le altre quattro sono incastonate per metà nelle pareti. I capitelli, di fattura molto semplice, sono formati da un cono capovolto. Le tre absidi sono parallele e sporgenti in forma semicircolare. Immancabili le pitture bizantine, ben visibili specialmente nella navata sinistra. Incantevole è la costa a nord di Otranto, quella che conduce dalla riviera degli Haethei ai Laghi Alimini. Alle caratteristiche tettoniche (grotte, anfratti, insenature) si associano in questa zona peculiari specialità della flora. Il pino marittimo (pinus pinaster) è l'albero che trionfa qui, tra le dune e i laghi, unitamente alla tipica macchia mediterranea. I LAGHI ALIMINI sono l'elemento più caratteristico dell'agro otrantino. Sono due bacini con fisionomie diverse: il più meridionale, detto Fontanelle, sgorga da una sorgente sotterranea; la sua conca è nella roccia, e l'acqua è dolce; mentre l'altro, ALIMINI GRANDE è alimentato da Fontanelle attraverso un canale ed è chiuso al mare dalle dune. Su cordone delle dune, di fronte ad Alimini grande, il tamarisco s'intercala al ginepro, al lentisco, al rosmarino, alla mortella. Il pesce dei Laghi (cefali, spigole, capitoni, sogliole) è ricercato ed esportato ogni giorno sui migliori mercati italiani ed europei |