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Miti e
Leggende : Usi,Credenze,Tradizioni nel Salento
| A
tempo di rito
La Tradizione e il Folclore salentino vivono attraverso le
tante manifestazioni annuali che esprimono in pieno tutto il
carattere sociale e religioso della popolazione. I riti, le feste,
le usanze, ritornano puntualmente tutti gli anni con l'intento di
rinnovare - con forza e impegno - la storia e la realtà più
profonda di questa terra, cercando anche di comunicare ai
visitatori tutti i valori e le gemme preziose della cultura
contadina e preindustriale che, spesso, la quotidianità nasconde
dietro a bisogni apparentemente più immediati.
|
| I
riti pagani e le feste cristiane
È ormai cognizione comune che le attuali feste cristiane
abbiano sostituito nel tempo le più antiche festività pagane
che, in maniera e tempo preciso, ritualizzavano alcuni passaggi
importanti dell'anno, per esempio, dall'inverno alla primavera,
dal buio alla luce.
Già prima della nascita di Cristo molte civiltà commemoravano
feste legate al solstizio d'inverno, i romani, per esempio,
chiamavano questa festività "Natale del Sole invictus"
a cui, appunto, si sostituì il Natale cristiano. In Salento sono
numerose le iniziative folcloristico-religiose che cercano di
esprimere e reinterpretare il Grande Mistero; la più importante
di esse è senza dubbio il monumentale Presepe Vivente di
Tricase (Monte Orco), uno dei riti che meglio esprime il
Natale Salentino. Da molti anni, un comitato sempre più
attrezzato e esperto compone un meraviglioso quadro riproduttivo
della Betlem di duemila anni fa, rivitalizzando mestieri e vita
quotidiana locale in gran parte perduta.
Lo scenario è talmente suggestivo da richiamare decine di
migliaia di visitatori all'anno da tutta la Puglia ed oltre e, per
predisporlo, sono necessari molti mesi di lavoro e preziosi abiti,
talvolta provenienti dagli stabilimenti cinematografici di Cinecittà.
Le lunghe code all'entrata preparano il visitatore al meraviglioso
viaggio nel tempo - dato dalla meticolosa cura dei particolari -
allestito nel "villaggio" sul Monte Orco.
Il dicembre
salentino, quindi, offre numerosi eventi sociali,
momenti di spostamento e pellegrinaggio verso le "sagre
della pittula" (impasto tradizionale preparato a base di
farina e farcito in diversi modi), la festa di Santa Lucia
e i diversi momenti culturali (mostre d'arte, mercatini del libro,
teatro comico e religioso, ecc.) organizzati dalle tantissime
associazioni.In pieno periodo natalizio si frappone il Capodanno,
uno dei momenti più aggregativi dell'anno. Nella notte tra il 31
dicembre e l'1 gennaio si costituiscono numerose compagnie con cui
festeggiare, accompagnando le grandi abbuffate con petardi e
fuochi pirotecnici, croce e delizia dei più appassionati. Il capodanno
gallipolino è accompagnato dall'accensione de "U Pupu"
(pupazzo), ovvero la rappresentazione popolare dell'anno vecchio
che passa.
"Quando arriva l'Epifania ogni festa si porta via".
L'arrivo dei tre Re magi nei vari presepi viventi della provincia
è il rito che di fatto conclude il Natale salentino. Ma ciò non
significa che bisogna aspettare l'estate per festeggiare di
nuovo… |
| Fòcara
e Focareddhe
La tradizione vuole che uno dei padri del monachesimo
orientale, Sant'Antonio appunto, sia considerato protettore degli
animali e mitico guaritore dell'herpes zoster, malattia
della pelle all'epoca mortale - nota ai più come «fuoco di Sant'Antonio».
In onore del santo, dunque, ogni 17 di gennaio in molti
paesi del Salento, al passaggio della processione, ogni rione
accende una "fòcara" (o falò, fatto di tralci
di vite appena potati) che sarà, poi, luogo di ritrovo e di
grigliate. La più rinomata "fòcara" della provincia è
proprio quella di Novoli. La preparazione di questo
tradizionale avvenimento richiede grande forza e impegno proprio
perché la sua struttura deve essere a forma di cono e raggiungere
l'altezza del duomo cittadino. Dopo la benedizione degli animali e
la processione dell'intorciata, la festa si conclude cercando di
accaparrarsi un po' di cenere o un tizzone della grande "fòcara",
considerati come preziosi portafortuna.
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| Su
la maschera
Tra i due forti periodi della tradizione religiosa (Natale e
Quaresima) persiste ancora uno dei più importanti riti pagani che
probabilmente risale ai Saturnali latini - celebrazioni dedicate
al dio Saturno nella Roma imperiale - dove, danze sfrenate,
banchetti e giochi d'azzardo (proibiti in altri periodi
dell'anno), erano gli ingredienti fondamentali di una festa in cui
si reallizzava, allora come oggi, un momentaneo periodo di caos in
cui le regole sono sospese e la maschera simboleggia la volontà
di cambiamento, di essere un'altra persona, e perché no, di
trasgredire regole e principi morali.
Accanto ai più rinomati carnevali d'Italia, la penisola salentina
organizza degli importanti avvenimenti carnevaleschi, uno dei
quali è il Carnevale Gallipolino: carri allegorici, gruppi
mascherati e visitatori da tutta la provincia si danno
appuntamento alla consolidatissima tradizione gallipolina.
L'ultima domenica di carnevale e il Martedì Grasso sono i
due giorni di incontro tra la satira politica, il folclore e la
voglia di divertirsi messa in opera dai sempre più imprevedibili
e sapientissimi maestri cartapestai di Gallipoli a cui aggiungono
tanti altri partecipanti di diversi centri salentini.
|
| Il
Sacro Dramma
Le rappresentazioni sacre della Passione e Morte di Gesù,
insieme alle importantissime e molto partecipate processioni del
Venerdì Santo, sono il momento culminante della Quaresima
salentina. Anch'esse, quindi, sono appuntamenti importanti per la
vita sociale e religiosa del Salento in cui si vivono momenti di
vita interiore, probabilmente diversi perché più armoniosi e
particolari. Ancora una volta Gallipoli, con le sue quattro
confraternite e la lunga processione del Venerdì Santo che
si conclude alle luci dell'alba del giorno seguente, rappresenta
una delle città in cui è più visibile il sentimento popolare.
Ad Alezio, invece, sopravvive ancora una caratteristica
tradizione popolare: "la serenata tu Lazzarenu".
Durante la vigilia della Domenica delle Palme, gruppi di persone,
chitarre e fisarmoniche cantano "Lazzarenu essi qua fore"
(Lazzareno esci fuori), serenata che racconta la storia di Gesù;
i destinatari di questa serenata dovranno offrire uova fresche ai
suonatori, se ciò non accade, i suonatori non vanno via e,
addirittura, trasformano il suono in grido e colpi continuati alla
porta d'ingresso.
In tutto il Salento è viva ancora un'altra tradizione
quaresimale: "la caremma". La "caremma"
è in pratica un fantoccio donna vestito di nero, esposto come se
fosse uno spaventapasseri all'esterno di ormai poche case e,
probabilmente, è esso stesso la rappresentazione folclorica del
periodo pre-pasquale.
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Santu
Paulu meu te le tarante…
Terminato, dal punto di vista religioso, il periodo più denso
dell'anno, maggio - con il suo sole
sempre più caldo e le giornate più lunghe e spensierate - dà
l'avvio alla stagione delle fiere e delle feste di piazza.
Anch'esse, specialmente nei centri più piccoli, sono momenti di
incontro in cui ben si esprimono la storia (Fiera
dei Santi Martiri, Otranto), la competizione e la bravura
(per esempio, il palo della cuccagna allestito in mare o in piazza
in alcune feste minori) ma, soprattutto, la dedizione e la
generosità.
A Galatina, nel cuore del Salento, resiste ancora una
tradizione, ora via via con toni sempre meno drammatici. In
passato, la cappella dedicata a San Paolo era meta di
pellegrinaggio da parte di fedeli di tutta la Puglia i quali,
attraverso il loro stesso pellegrinaggio e le offerte ex voto,
chiedevano la grazia di guarire dal cosiddetto morso della taranta.
Le "tarantolate", quindi, erano quelle persone -
soprattutto donne - in preda a convulsioni isteriche, secondo la
tradizione, causate dal morso della tarantola. Il fenomeno
patologico si manifestava anche in maniera collettiva attraverso
delle danze irrefrenabili che duravano per ore e ore fino ad
arrivare allo sfinimento, quasi come un rito esorcistico per
curare una sorta di possessione.
Al confine tra i riti precristiani, dunque, il protettorato dei
Santi Pietro e Paolo (29 giugno, Galatina) e il folclore più
radicato (15 agosto, Torre Paduli), ogni anno, d'estate -
sotto l'impulso contemporaneo della musica etnica, già anticipato
da molti artisti negli anni scorsi - il Salento ripropone il suo
ricchissimo repertorio musicale caratterizzato da canti e danze da
molti definite terapeutiche.
Il ritmo pulsante dei tamburelli, chitarre, nacchere,
fisarmoniche, organetti ed altro ancora, coinvolgono migliaia di
danzatori che, disposti a ronda (cerchio) e seguendo il
rituale della "danza-scherma", si lasciano trasportare
fin quasi allo sfinimento nelle lunghe notti delle pizzicate
salentine.
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| A
suon di Sagre
L'estate procede così, tra mare e terra, tra campagne operose
e località balneari quanto mai attive. Di sera, soprattutto a
cavallo tra luglio e agosto, ogni paese ed ogni marina sono
animati da serate danzanti, Sagre di ogni genere e di ogni
prodotto (melanzane, peperoni, carne ferrata, vino, ecc.) e falò
sulla spiaggia (10 agosto).
Subito dopo agosto, la vita sociale comincia a riorganizzarsi e
l'autunno indirizza gli umori dei salentini verso le attività
invernali che si possono ora intraprendere con rinnovato vigore ed
entusiasmo.
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